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	<title>Federico Feroldi's blog &#187; Italiano</title>
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	<description>by Federico Feroldi</description>
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		<title>Un concentrato di cervelli italiani</title>
		<link>http://www.pixzone.com/blog/348/un-concentrato-di-cervelli-italiani/</link>
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		<pubDate>Mon, 17 Dec 2007 09:15:51 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Federico Feroldi</dc:creator>
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		<category><![CDATA[Nimboo]]></category>
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		<description><![CDATA[Diciamocelo, il panorama dei blog tecnici in Italia lasciava un po&#8217; a desiderare, nulla si avvicinava a siti come Ars Technica, Slashdot o Wired. Fino ad oggi. Da quel vulcano di Antonio Cangiano Ã¨ partito il progetto di creare un collettore di eccellenza per produrre articoli tecnici di altissima qualitÃ . Finalmente questo progetto Ã¨ giunto [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Diciamocelo, il panorama dei blog tecnici in Italia lasciava un po&#8217; a desiderare, nulla si avvicinava a siti come <a href="http://arstechnica.com/">Ars Technica</a>, <a href="http://www.slashdot.org/">Slashdot</a> o <a href="http://www.wired.com/">Wired</a>. Fino ad oggi.<br />
Da quel vulcano di <a href="http://antoniocangiano.com/">Antonio Cangiano</a> Ã¨ partito il progetto di creare un <a href="http://stacktrace.it/chi-siamo/">collettore di eccellenza</a> per produrre articoli tecnici di altissima qualitÃ .<br />
Finalmente questo progetto Ã¨ giunto alla luce, il suo nome Ã¨ <a href="http://stacktrace.it/">Stacktrace.it</a>, fateci un giro.</p>
]]></content:encoded>
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		<title>Web 2.0 e la scena demo italiana degli anni 90</title>
		<link>http://www.pixzone.com/blog/335/il-web-20-e-la-scena-demo-italiana-degli-anni-90/</link>
		<comments>http://www.pixzone.com/blog/335/il-web-20-e-la-scena-demo-italiana-degli-anni-90/#comments</comments>
		<pubDate>Tue, 27 Nov 2007 20:44:06 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Federico Feroldi</dc:creator>
				<category><![CDATA[Fun]]></category>
		<category><![CDATA[Hacking]]></category>
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		<description><![CDATA[Sul web 2.0 si Ã¨ detto di tutto e di piÃ¹, cose piÃ¹ o meno vere, opinioni, oggettivitÃ . In mezzo a tutto questo qualcosa Ã¨ evidente: il web 2.0 Ã¨ fatto di persone. Persone che fruiscono contenuti, persone che creano contenuti, persone che comunicano con altre persone e creano reti di interessi, condividono esperienze. E [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Sul web 2.0 si Ã¨ detto di tutto e di piÃ¹, cose piÃ¹ o meno vere, opinioni, oggettivitÃ . In mezzo a tutto questo qualcosa Ã¨ evidente: <strong>il web 2.0 Ã¨ fatto di persone</strong>.<br />
Persone che fruiscono contenuti, persone che creano contenuti, persone che comunicano con altre persone e <a href="http://nimboo.net/about/">creano reti di interessi</a>, condividono esperienze.<br />
E tutto ciÃ² accade anche a chi lavora in questo settore, a chi produce siti, contenuti, a chi si incontra nei <a href="http://it.wikipedia.org/wiki/BarCamp">barcamp</a>, nelle conferenze, oppure a <a href="http://netwo.it/about/">chi porta l&#8217;innovazione nelle aziende</a>.</p>
<p>C&#8217;Ã¨ un certo fervore nell&#8217;aria, &#8220;<em>quelli bravi</em>&#8221; si accorgono sempre piÃ¹ che qualcosa sta per cambiare, che si puÃ² innovare e divertirsi invece di rimanere nella gabbia di una grande azienda.<br />
E grazie a questo potente mezzo che Ã¨ la rete, stanno nascendo <a href="http://nimboo.net/about/">nuovi modi di lavorare assieme</a>, nuovi modi di collaborare, <a href="http://kudosbank.com/">nuove forme di scambio</a>.</p>
<p>L&#8217;aspetto che piÃ¹ mi piace di questo periodo di fervore Ã¨ la comunitÃ . In Italia si sta creando un network di elite interdisciplinare: <a href="http://www.therubymine.com/">programmatori</a>, esperti d&#8217;informazione, <a href="http://www.pandemia.info/">bloggers</a>, <a href="http://www.sketchin.ch/">designers</a>. Si comunica, ci si diverte, si lavora assieme e gli altri stanno a guardare, seguono.</p>
<p>Ed ecco il senso di questo post.<br />
L&#8217;ultima volta che mi sono sentito parte di qualcosa del genere Ã¨ stato negli anni &#8217;90, quando Internet era per pochi e si comunicava con <a href="http://it.wikipedia.org/wiki/FidoNet">Fidonet</a>, quando invece di Skype e degli instant messenger c&#8217;erano <a href="http://it.wikipedia.org/wiki/Internet_Relay_Chat">IRC</a> e la <a href="http://en.wikipedia.org/wiki/Netmail#Technical_structure">netmail</a>.</p>
<p>In quel periodo, principalmente in Europa, si diffuse il fenomeno della cosÃ¬ detta &#8220;<a href="http://it.wikipedia.org/wiki/Demoscene">scena demo</a>&#8220;, ovvero gruppi di appassionati di programmazione, grafica e musica che, sfruttando al massimo la loro creativitÃ  e le capacitÃ  dell&#8217;hardware di quei tempi, producevano software chiamati <a href="http://scene-it.untergrund.net/faq.php#1.01">demo</a> (in realtÃ  vere e proprie opere d&#8217;arte) che dimostravano le loro abilitÃ  e la loro bravura.</p>
<p>In Italia questo fenomeno fu seguito da qualche decina di giovani appassionati e con tanta voglia di dimostrare al mondo le proprie capacitÃ  e di competere con i <a href="http://www.assembly.org/">fratelli nordici</a>.<br />
A quel tempo comunicare non era facile come oggi, i cellulari erano una raritÃ  e collegarsi a Internet o Fidonet costava una cifra. CosÃ¬ ogni occasione era buona per incontrarsi di persona, scambiare idee e codice, iniziare collaborazioni o creare su due piedi qualcosa di nuovo.</p>
<p>Quello che ricordo con piÃ¹ nostalgia Ã¨ sicuramente l&#8217;unione che si era creata in questo gruppo di persone, si era tutti amici, indipendentemente dalla cittÃ  d&#8217;origine, quando ci si trovava (allo SMAU, a casa di qualcuno o semplicemente in giro) c&#8217;era sempre di che imparare e di che insegnare, non ci si annoiava mai e ci si divertiva sempre.</p>
<p>Ed Ã¨ proprio questo aspetto che mi fa sentire un po&#8217; come in una <em>nuova scena</em>, sperando che continui e prosperi e che non <a href="http://www.digitalwaters.net/flashback-bits/2005/12/20/la-scena-demo.html">muoia come la mitica scena demo degli anni &#8217;90</a>.</p>
<p>Per avere un idea di quello che Ã¨ stato, ho trovato questo clip su YouTube girato al <strong>The Trip 98</strong>, uno dei pochissimi party che si sono tenuti in Italia ed organizzato dal team di cui facevo parte (<a href="http://www.pouet.net/groups.php?which=609">DeathStar</a>). La mia bella facciona appare al 1&#8217;47&#8243;:</p>
<p><object width="425" height="355"><param name="movie" value="http://www.youtube.com/v/wHOijljFbAY&#038;rel=1"></param><param name="wmode" value="transparent"></param><embed src="http://www.youtube.com/v/wHOijljFbAY&#038;rel=1" type="application/x-shockwave-flash" wmode="transparent" width="425" height="355"></embed></object></p>
<p><strong>Update</strong>: nei meandri del mio hard disk ho trovato il mio video report del Trip 1999 tenutosi al Palasport di Firenze dal 25 al 28 Marzo 1999:</p>
<p><object width="425" height="355"><param name="movie" value="http://www.youtube.com/v/ARDxFRe1lNk&#038;rel=1"></param><param name="wmode" value="transparent"></param><embed src="http://www.youtube.com/v/ARDxFRe1lNk&#038;rel=1" type="application/x-shockwave-flash" wmode="transparent" width="425" height="355"></embed></object></p>
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		<title>Google Android Challenge, ovunque tranne l&#8217;Italia</title>
		<link>http://www.pixzone.com/blog/332/google-android-challenge-ovunque-tranne-litalia/</link>
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		<pubDate>Fri, 16 Nov 2007 21:11:09 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Federico Feroldi</dc:creator>
				<category><![CDATA[Italiano]]></category>
		<category><![CDATA[Programming]]></category>

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		<description><![CDATA[E poi uno si chiede come mai in Italia non si vedono molte startup nel mondo web nostrano. E certo, giÃ  Ã¨ difficile se non praticamente impossibile nel nostro paese trovare investitori disposti a rischiare capitale in questo settore. Se poi addirittura, quando questi capitali ci sono, pure lo stato si mette in mezzo con [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>E poi uno si chiede come mai in Italia non si vedono molte startup nel mondo web nostrano. E certo, giÃ  Ã¨ difficile se non praticamente impossibile nel nostro paese trovare investitori disposti a rischiare capitale in questo settore. Se poi addirittura, quando questi capitali ci sono, pure lo stato si mette in mezzo con le sue leggi non-sense, allora diciamocelo, questo paese non andrÃ  molto avanti.</p>
<p>&Egrave; ormai di dominio pubblico la notizia che Google ha iniziato il suo assalto al mondo <em>mobile</em> attraverso il suo sistema operativo <a href="http://code.google.com/android/index.html">Android</a> basato su Linux. Inoltre, per creare ancora piÃ¹ eccitazione intorno alla sua nuova creazione, Google ha indetto una <a href="http://code.google.com/android/adc.html">competizione mondiale</a> con un monte premi di 10 milioni di dollari. Wow! Notiziona! Appena l&#8217;ho letto mi sono scaricato subito l&#8217;SDK aspettando il weekend per dargli un occhiata approfondita.</p>
<p>Purtroppo, leggo oggi sul blog di <a href="http://weblogs.java.net/blog/fabriziogiudici/archive/2007/11/google_android.html">Fabrizio Giudici</a> che <strong>l&#8217;Italia e il Quebec sono gli unici paesi al mondo esclusi da questa competizione a causa di leggi troppo restrittive</strong> inerenti la gestione dei concorsi a premio!!!</p>
<p>Quasi quasi scrivo all&#8217;<a href="mailto:indignatospeciale@mediaset.it">indignato speciale</a>! <img src='http://www.pixzone.com/blog/wp-includes/images/smilies/icon_biggrin.gif' alt=':D' class='wp-smiley' /> </p>
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		<title>8 regole per programmare con la testa</title>
		<link>http://www.pixzone.com/blog/308/8-regole-per-programmare-con-la-testa/</link>
		<comments>http://www.pixzone.com/blog/308/8-regole-per-programmare-con-la-testa/#comments</comments>
		<pubDate>Sat, 20 Oct 2007 20:29:11 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Federico Feroldi</dc:creator>
				<category><![CDATA[Italiano]]></category>
		<category><![CDATA[Programming]]></category>

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		<description><![CDATA[8 regole per entrare nella zona mentale e programmare usando la testa.]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Questo Ã¨ quello che un bravo programmatore fa istintivamente, secondo <a href="http://www.paulgraham.com/">Paul Graham</a>. Mi sono appena letto il suo ultimo articolo, o meglio <a href="http://www.paulgraham.com/head.html">la sua ultima perla di saggezza</a>. Senza ombra di dubbio Paul Ã¨ una delle persone con le <a href="http://www.paulgraham.com/articles.html">idee piÃ¹ innovative</a>, ed in un certo senso ribelli, nel campo dello sviluppo software e devo dire che c&#8217;Ã¨ sempre da imparare quando si legge uno dei suoi articoli.</p>
<p>In sostanza Paul non dice nulla di completamente nuovo. In realtÃ  porta alla luce qualcosa che ogni bravo programmatore sa giÃ  intuitivamente, ovvero che per risolvere un problema devi avere tutto il problema in testa.<br />
Il problema sarebbe il programma che deve fare quello che il programmatore vuole e la sua soluzione sarebbe la trascrizione del programma stesso in un linguaggio interpretabile dalla macchina.</p>
<p>Ma come si fa ad avere tutto un programma in testa? Come si fa a entrare &#8220;nella zona&#8221;?</p>
<p>Sono sempre stato convinto (ed altri colleghi e amici me lo confermano) che esista uno stato mentale (che alcuni chiamano <a href="http://en.wikipedia.org/wiki/Flow_(psychology)">la zona o il flusso</a>) in cui programmare diventa un atto puramente intuitivo, non si pensa al codice che si vuole scrivere come una serie di istruzioni ma si pensa a quello che si vuole ottenere e magicamente il codice fluisce dalla mente alla macchina attraverso le proprie mani e la tastiera.</p>
<p>Il problema sollevato da Paul Graham Ã¨ che per entrare in questo stato mentale e sfruttarlo al meglio sono necessarie una serie di condizioni:</p>
<ol>
<li>
<p><strong>Eliminare le distrazioni</strong></p>
<p>
La mente dev&#8217;essere focalizzata sul problema quindi ogni distrazione va eliminata. Spesso Ã¨ molto difficile isolarsi, soprattutto nei tipici luoghi di lavoro: sentire persone che parlano ad alta voce, telefonate (odio gli open space) o semplicemente essere interrotti con domande che ti costringono a distogliere l&#8217;attenzione da quello che stai facendo.<br />
In realtÃ  essere focalizzati sul problema non significa necessariamente starsene davanti al PC a programmare. Fortunatamente la nostra mente Ã¨ talmente sofisticata da riuscire a continuare a pensare a quell&#8217;algoritmo a cui stavamo pensando la mattina anche mentre ci mangiamo un panino al bar all&#8217;ora di pranzo.<br />
Il punto Ã¨ che vanno evitate quelle interruzioni che costringono a ragionare su qualcos&#8217;altro, creando cosÃ¬ un <a href="http://en.wikipedia.org/wiki/Context_switch">context switch</a> mentale che puÃ² richiedere ore per farci ritrovare la concentrazione persa.<br />
Infine, oltre alle distrazioni non programmate, Ã¨ bene anche evitare il piÃ¹ possibile le distrazioni programmate. Quale programmatore si mette a lavoro su un problema complesso quando sa che un&#8217;ora dopo deve andare in riunione? Meglio quindi fare le riunioni la mattina e rimanere concentrati per il resto della giornata.
</p>
</li>
<li>
<p><strong>Programmare ininterrottamente</strong></p>
<p>
Ovvero Ã¨ piÃ¹ produttiva una serie di <a href="http://www.catb.org/~esr/jargon/html/H/hacking-run.html">hacking run</a> seguita da un periodo di &#8220;ricarica delle batterie&#8221; piuttosto che seguire un orario di lavoro prestabilito.<br />
Questo deriva dal fatto che ci vuole un po&#8217; di tempo per entrare ed uscire dalla &#8220;zona&#8221;. Personalmente quando faccio una sessione di coding &#8220;spinta&#8221;, poi trovo molto difficile uscirne, anche se sono fisicamente stanchissimo il mio cervello continua ad elaborare (anche tramite le <a href="http://www.bwgen.com/theory.htm">brain waves</a> sarebbe possibile rendere piÃ¹ veloce questo passaggio).
</p>
</li>
<li>
<p><strong>Usare linguaggi sintetici</strong></p>
<p>
Lo spazio di attenzione nel nostro cervello Ã¨ limitato visto che sfortunatamente la mente umana non riesce ancora a fare un uso cosciente dell&#8217;enorme capacitÃ  d&#8217;immagazinamento a sua disposizione. Quindi un modo per &#8220;risparmiare spazio&#8221; Ã¨ quello di aumentare il livello di astrazione usando <a href="http://www.paulgraham.com/power.html">linguaggi piÃ¹ sintetici e potenti</a>.<br />
Prendiamo ad esempio un&#8217;applicazione web per gestire un blog. Pensa alla sua implementazione in C o in Java o in PHP o Ruby (on Rails). In quali di questi linguaggi riesci ad avere una visione dell&#8217;applicazione piÃ¹ chiara e completa?<br />
Inoltre Paul suggerisce che il processo di astrazione possa avvenire anche a livello applicativo, non soltanto tramite il linguaggio. Con un approccio <a href="http://www.catb.org/~esr/jargon/html/B/bottom-up-implementation.html">bottom-up</a>  ci si crea un insieme di macroblocchi (una sorta di <a href="http://en.wikipedia.org/wiki/Domain-specific_programming_language">domain specific language</a>) con i quali poi costruire l&#8217;applicazione (ed Ã¨ proprio questo il motivo per cui vengono usati i <a href="http://en.wikipedia.org/wiki/Software_framework">framework software</a>).
</p>
</li>
<li>
<p><strong>Riscrivere i programmi</strong></p>
<p>
Da buon <a href="http://www.catb.org/~esr/jargon/html/G/geek.html">geek</a> sono sempre stato un sostenitore della programmazione evolutiva, che non ha niente a che fare con gli algoritmi evolutivi ma descrive soltanto l&#8217;<a href="http://en.wikipedia.org/wiki/Iterative_and_incremental_development">approccio alla programmazione di tipo iterativo</a>. Questo tipo di coding comporta una riscrittura frequente del codice per aggiungere nuove funzionalitÃ , fare <a href="http://www.catb.org/~esr/jargon/html/F/fix.html">bug fixing</a> o semplice <a href="http://en.wikipedia.org/wiki/Refactoring">refactoring</a>.<br />
Riscrivere il codice piÃ¹ volte ha due vantaggi: il primo Ã¨ che la qualitÃ  del codice non puÃ² far altro che migliorare (anche se <a href="http://en.wikipedia.org/wiki/Shotgun_debugging">non Ã¨ sempre cosÃ¬</a>) ed il secondo Ã¨ permette di acquisire familiaritÃ  con il codice, chiarificandone la funzione nella nostra mente.
</p>
</li>
<li>
<p><strong>Scrivere codice leggibile</strong></p>
<p>
Un programmatore puÃ² avere vari stili di scrittura del codice a seconda del suo stato mentale e del motivo per cui lo sta scrivendo.<br />
Se sto scrivendo un prototipo per verificare che l&#8217;idea che ho avuto un&#8217;ora prima ha un qualche senso, cercherÃ² di risparmiare tempo scrivendo codice conciso ed immediato, lasciando eventualmente ad una sessione di refactoring successiva l&#8217;onere di rendere il programma piÃ¹ leggibile.<br />
Se invece sto scrivendo del codice che probabilmente dovrÃ  leggere qualcun&#8217;altro o dovrÃ² riprendere in mano tra un lasso di tempo indefinito, cercherÃ² di rendere chiaro quello che sto facendo magari con l&#8217;aiuto di qualche commento.<br />
Per inciso, molti pensano che per scrivere codice leggibile basti mettere dei commenti qua e lÃ . Niente di piÃ¹ sbagliato. Il codice deve essere leggibile perchÃ¨ il suo scopo deve essere chiaro a chi lo legge. L&#8217;algoritmo implementato deve essere evidente leggendo il codice dell&#8217;implementazione.
</p>
</li>
<li>
<p><strong>Lavorare soli o in piccoli gruppi</strong></p>
<p>
Dopo molti anni in una <a href="http://www.yahoo.com/">grande azienda</a> posso dire la mia sul fatto di lavorare in grossi team di sviluppo: Ã¨ un gran casino! Specialmente se i membri del team sono distribuiti su tre fusi orari diversi.<br />
Il problema di lavorare in team Ã¨ che si creano delle dipendenze, che dal punto di vista del programmatore sono come dei buchi neri nella sua visione dell&#8217;applicazione. Il suo orizzonte di conoscienza finisce dove finisce il suo codice e se ha bisogno di vedere piÃ¹ in lÃ  allora nascono i problemi e si rischia lo stallo.<br />
La soluzione Ã¨ quella di lavorare in piccoli gruppi suddividendo l&#8217;applicazione in parti disaccoppiate tra di loro. In questo modo si eliminano le dipendenze all&#8217;interno del gruppo massimizzandone l&#8217;<a href="http://en.wikipedia.org/wiki/Agile_software_development">agilitÃ </a>.
</p>
</li>
<li>
<p><strong>Evitare che piÃ¹ persone lavorino sullo stesso codice</strong></p>
<p>
Anche all&#8217;interno di un singolo gruppo possono nascere delle dipendenze. Evitare quindi che piÃ¹ programmatori lavorino sulla stessa funzionalitÃ . Ogni programmatore ha il proprio stile implementativo e cercare di capire il codice altrui non Ã¨ sempre un impresa facile, specialmente se il codice non Ã¨ per niente leggibile.<br />
Sarebbe come se due pittori cercassero di dipingere un ritratto sulla stessa tela, ognuno col proprio stile.
</p>
</li>
<li>
<p><strong>Iniziare dalle cose semplici</strong></p>
<p>
Il modo migliore per riuscire ad avere un programma complesso in testa Ã¨ quello di prenderne familiaritÃ  lentamente. Cercare di pensare subito all&#8217;applicazione in tutta la sua complessitÃ  sarebbe come pensare di scalare una montagna guardandone la cima, invece che pensare ad un lungo cammino Ã¨ meglio pensare a tanti piccoli cammini meno intimidatori.<br />
Allo stesso modo Ã¨ bene iniziare a pensare all&#8217;applicazione come un insieme di <a href="http://en.wikipedia.org/wiki/Black_box">black box</a> che &#8220;fanno qualcosa&#8221; senza pensare al &#8220;come&#8221;, per poi approfondirne la conoscenza aumentando il livello di dettaglio. Come allo stesso modo si costruisce una casa partendo dalle fondamenta e dalle impalcature, fino ad arrivare ai dettagli come il colore delle mattonelle o il tipo di maniglie per le porte.
</p>
</li>
</ol>
<p>Penso che sia molto difficile applicare tutte queste regole, almeno nel caso in cui si faccia il programmatore &#8220;per lavoro&#8221; e sicuramente nel caso in cui si faccia parte di una grossa azienda che probabilmente Ã¨ abituata a procedure standard che non si sposano molto con il concetto di <a href="http://en.wikipedia.org/wiki/Geek">geek</a> o di <a href="http://en.wikipedia.org/wiki/Hacker">hacker</a>.</p>
<p>Il target dell&#8217;articolo di Paul Graham Ã¨ sicuramente quello delle startup (visto che ne <a href="http://ycombinator.com/">finanzia molte</a>), dove si Ã¨ piÃ¹ liberi ed Ã¨ piÃ¹ facile seguire queste regole, ma sono sicuro che in futuro gli stessi concetti inizieranno ad essere applicati anche da chi lavora per aziende un po&#8217; piÃ¹ grandi visto che sarÃ  l&#8217;unico modo per mantenersi competitivi da un punto di vista tecnologico (<a href="http://www.paulgraham.com/webstartups.html">specialmente nel campo del world wide web</a>).</p>
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		<title>Non credevo di essere un tipo agnostico</title>
		<link>http://www.pixzone.com/blog/307/non-credevo-di-essere-un-tipo-agnostico/</link>
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		<pubDate>Sat, 20 Oct 2007 12:34:22 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Federico Feroldi</dc:creator>
				<category><![CDATA[Italiano]]></category>
		<category><![CDATA[Personale]]></category>

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		<description><![CDATA[Sul blog di ludo ho letto di questo quiz per scoprire di che tipo di religione potresti essere. Ecco cosa mi Ã¨ saltato fuori: You scored as a Agnosticismo Il tuo risultato Ã¨&#8230; agnostico. Sei un agnostico. Sebbene Ã¨ generalmente riconosciuto che gli agnostici non credono nell&#8217;estistenza di Dio nÃ¨ nella sua non esistenza, Ã¨ [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Sul blog di <a href="http://qix.it/">ludo</a> ho <a href="http://qix.it/2007/10/non-sono-certo-un-tipo-religioso/">letto</a> di <a href="http://quizfarm.com/quiz_repository/Religion/157212/">questo quiz</a> per scoprire di che tipo di religione potresti essere. Ecco cosa mi Ã¨ saltato fuori:</p>
<blockquote><p>
You scored as a <strong>Agnosticismo</strong></p>
<p>Il tuo risultato Ã¨&#8230; agnostico. Sei un agnostico. Sebbene Ã¨ generalmente riconosciuto che gli agnostici non credono nell&#8217;estistenza di Dio nÃ¨ nella sua non esistenza, Ã¨ possibile per un agnostico essere anche deista o ateo. In realtÃ  gli agnostici non conoscono nÃ¨ pretendono di sapere se Dio esiste o no, ma possono ammettere che qualcun&#8217;altro lo sappia. Un agnostico intellettualmente onesto si schiererebbe su questa posizione, dato che non ha piÃ¹ prove per giustificare l&#8217;impossibilitÃ  di conoscere Dio di quante ne abbia della sua esistenza.</p>
<p>Agnosticismo 		95%<br />
Buddismo 		70%<br />
Paganesimo 		60%<br />
Satanismo 		60%<br />
Confucianesimo 		55%<br />
Ateismo 		45%<br />
Paranormale 		45%<br />
Islam 		30%<br />
Induismo 		30%<br />
Cristianesimo 		20%<br />
Ebraismo 		0%
</p></blockquote>
<p>Se devo essere sincero, fra tutte, mi sento un po&#8217; piÃ¹ <strong>buddista</strong>&#8230; e mi inquietano un po&#8217; quei due 60% di <strong>paganesimo</strong> e <strong>satanismo</strong>&#8230; </p>
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