Diciamocelo, il panorama dei blog tecnici in Italia lasciava un po’ a desiderare, nulla si avvicinava a siti come Ars Technica, Slashdot o Wired. Fino ad oggi.
Da quel vulcano di Antonio Cangiano è partito il progetto di creare un collettore di eccellenza per produrre articoli tecnici di altissima qualità .
Finalmente questo progetto è giunto alla luce, il suo nome è Stacktrace.it, fateci un giro.
Sul web 2.0 si è detto di tutto e di più, cose più o meno vere, opinioni, oggettività . In mezzo a tutto questo qualcosa è evidente: il web 2.0 è fatto di persone.
Persone che fruiscono contenuti, persone che creano contenuti, persone che comunicano con altre persone e creano reti di interessi, condividono esperienze.
E tutto ciò accade anche a chi lavora in questo settore, a chi produce siti, contenuti, a chi si incontra nei barcamp, nelle conferenze, oppure a chi porta l’innovazione nelle aziende.
C’è un certo fervore nell’aria, “quelli bravi” si accorgono sempre più che qualcosa sta per cambiare, che si può innovare e divertirsi invece di rimanere nella gabbia di una grande azienda.
E grazie a questo potente mezzo che è la rete, stanno nascendo nuovi modi di lavorare assieme, nuovi modi di collaborare, nuove forme di scambio.
L’aspetto che più mi piace di questo periodo di fervore è la comunità . In Italia si sta creando un network di elite interdisciplinare: programmatori, esperti d’informazione, bloggers, designers. Si comunica, ci si diverte, si lavora assieme e gli altri stanno a guardare, seguono.
Ed ecco il senso di questo post.
L’ultima volta che mi sono sentito parte di qualcosa del genere è stato negli anni ’90, quando Internet era per pochi e si comunicava con Fidonet, quando invece di Skype e degli instant messenger c’erano IRC e la netmail.
In quel periodo, principalmente in Europa, si diffuse il fenomeno della così detta “scena demo“, ovvero gruppi di appassionati di programmazione, grafica e musica che, sfruttando al massimo la loro creatività e le capacità dell’hardware di quei tempi, producevano software chiamati demo (in realtà vere e proprie opere d’arte) che dimostravano le loro abilità e la loro bravura.
In Italia questo fenomeno fu seguito da qualche decina di giovani appassionati e con tanta voglia di dimostrare al mondo le proprie capacità e di competere con i fratelli nordici.
A quel tempo comunicare non era facile come oggi, i cellulari erano una rarità e collegarsi a Internet o Fidonet costava una cifra. Così ogni occasione era buona per incontrarsi di persona, scambiare idee e codice, iniziare collaborazioni o creare su due piedi qualcosa di nuovo.
Quello che ricordo con più nostalgia è sicuramente l’unione che si era creata in questo gruppo di persone, si era tutti amici, indipendentemente dalla città d’origine, quando ci si trovava (allo SMAU, a casa di qualcuno o semplicemente in giro) c’era sempre di che imparare e di che insegnare, non ci si annoiava mai e ci si divertiva sempre.
Ed è proprio questo aspetto che mi fa sentire un po’ come in una nuova scena, sperando che continui e prosperi e che non muoia come la mitica scena demo degli anni ’90.
Per avere un idea di quello che è stato, ho trovato questo clip su YouTube girato al The Trip 98, uno dei pochissimi party che si sono tenuti in Italia ed organizzato dal team di cui facevo parte (DeathStar). La mia bella facciona appare al 1’47″:
Update: nei meandri del mio hard disk ho trovato il mio video report del Trip 1999 tenutosi al Palasport di Firenze dal 25 al 28 Marzo 1999:
E poi uno si chiede come mai in Italia non si vedono molte startup nel mondo web nostrano. E certo, già è difficile se non praticamente impossibile nel nostro paese trovare investitori disposti a rischiare capitale in questo settore. Se poi addirittura, quando questi capitali ci sono, pure lo stato si mette in mezzo con le sue leggi non-sense, allora diciamocelo, questo paese non andrà molto avanti.
È ormai di dominio pubblico la notizia che Google ha iniziato il suo assalto al mondo mobile attraverso il suo sistema operativo Android basato su Linux. Inoltre, per creare ancora più eccitazione intorno alla sua nuova creazione, Google ha indetto una competizione mondiale con un monte premi di 10 milioni di dollari. Wow! Notiziona! Appena l’ho letto mi sono scaricato subito l’SDK aspettando il weekend per dargli un occhiata approfondita.
Purtroppo, leggo oggi sul blog di Fabrizio Giudici che l’Italia e il Quebec sono gli unici paesi al mondo esclusi da questa competizione a causa di leggi troppo restrittive inerenti la gestione dei concorsi a premio!!!
Quasi quasi scrivo all’indignato speciale!
Questo è quello che un bravo programmatore fa istintivamente, secondo Paul Graham. Mi sono appena letto il suo ultimo articolo, o meglio la sua ultima perla di saggezza. Senza ombra di dubbio Paul è una delle persone con le idee più innovative, ed in un certo senso ribelli, nel campo dello sviluppo software e devo dire che c’è sempre da imparare quando si legge uno dei suoi articoli.
In sostanza Paul non dice nulla di completamente nuovo. In realtà porta alla luce qualcosa che ogni bravo programmatore sa già intuitivamente, ovvero che per risolvere un problema devi avere tutto il problema in testa.
Il problema sarebbe il programma che deve fare quello che il programmatore vuole e la sua soluzione sarebbe la trascrizione del programma stesso in un linguaggio interpretabile dalla macchina.
Ma come si fa ad avere tutto un programma in testa? Come si fa a entrare “nella zona”?