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Princìpi di vita: crescere

Redbull Stratos

Crescere e migliorare se stessi è un principio che ritengo fondamentale. Non è soltanto un diritto di ognuno ma è anche un dovere verso chi ci sta vicino, la nostra famiglia, i nostri figli.

Per prima cosa, se in questo momento sei felice e stai bene significa che non stai crescendo, non stai ampliando il tuo mondo.

Stare al limite delle proprie capacità non ci fa stare sereni e tranquilli, è una situazione generalmente poco piacevole.

La maggior parte delle persone non vuole scoprire i propri limiti perché scoprire il limite delle proprie capacità ci fa sentire deboli.

Per riuscire a crescere bisogna realizzare che quando si prova una sensazione di disagio significa che siamo in una situazione in cui siamo ai limiti del nostro mondo, di quello di cui ci sentiamo sicuri di poter fare.

Quando ci troviamo su quel confine significa che stiamo imparando qualcosa di nuovo, significa che siamo nella condizione di spingere quel confine un po’ più in lá.

La prossima volta, quando ci troveremo nella stessa situazione proveremo un po’ meno disagio perché il confine sarà più distante e potremmo decidere se espanderlo ulteriormente.

Fai una lista delle situazioni che ti mettono più a disagio (per esempio chiedere scusa a qualcuno o parlare in pubblico) e cerca di metterti in quella situazione.

Più la situazione si avvicinerà, più la sensazione di disagio crescerà. La tua reazione istintiva sarà di cercare motivazioni per sfuggire alla situazione o di ripensare al motivo per cui ti sei messo in quella situazione. Questa è la parte istintiva del nostro cervello, la parte che ha paura e non vuole crescere.

Questa parte di noi cercherà in tutto i modi di prendere il sopravvento e farci fuggire dalla situazione spiacevole in cui ci siamo messi, non avrà pace fino a che non ci sarà riuscita.

Per evitare che questo avvenga è quindi opportuno cercare di mettersi in situazioni da cui è veramente difficile uscire (per esempio andare a parlare ad una conferenza e invitare tutte le persone che conosci).

Farlo ti farà crescere e sentire una persona migliore.

From Silicon Valley to Silicon Alley

There’s been a lot of talking lately about the raise of New York City as an important hub in the US startup ecosystem. Due to its worldwide role in the finance, media and fashion industries, NYC is becoming the place to be for the companies that want to disrupt these markets. In this short story I’d like to share my experience of moving from San Francisco to New York City and joining one of the most promising startups of the east coast.

Getting to know the Valley

After almost two years of intense startup life, in November 2011 I decided to leave Milan and move to San Francisco.

I’ve been thinking about that for some time and I finally got the chance to get a VISA and work for Gild, the company that a few months earlier acquired Coderloop and hired me and my co-founder Luca to join their team.

I was super excited and my expectation was so high. I’ve been working in the web industry since the 90s and for me the Valley was like the Mecca: every possible cool thing about the web and the Internet was happening there.

At the same time though, I somewhat had the felling that I was overestimating that almost imaginary world made of happy people working on cool projects and making millions.

The frustration

In fact, after a few months, I started to feel a bit deluded.

I felt like I was in a kind of reality distorted world where most people cared about silly problems and everybody had an idea in need of money and a technical co-founder.

At every meetup I went to, always the same story: people with ideas in need of help. And worst of all, no idea that really excited me. Nothing that made me say:

WTF this is the most awesome thing I’ve ever heard! I want to work with you for free! Now!

The change

It was clear to me, and to my wife, that the place we both dreamed about wasn’t exactly where we wanted to live. San Francisco is a great city, but perhaps it wasn’t for us.

The decision was hard but simple: it was time to leave. But where?

Los Angeles? London? Berlin? Back to Milan? New York?

Yeah! Why not New York I thought. We are in the US: we must learn and get the most out of this experience before going back to Europe.

We lived the West coast for almost a year! Now it’s the time to see and experience the East coast! It’s definitely going to be fun!

Looking for an opportunity

I was in the US with the infamous H-1B VISA so just deciding to leave my job and move to NYC to do my own thing wasn’t an option: I needed a new job!

I wanted to learn… I get bored if I don’t learn something new every day.

I believe that you can learn and improve yourself when you work with people that know a lot more than you and when you work on something new and challenging, that you’ve never did before (and that’s why I love entrepreneurship).

So it was clear to me that I needed to work in an industry I’ve never worked in… something cool and growing fast, like an e-commerce company!

And it turns out the Faith agreed with my conclusion.

When destiny knocks

During my research for opportunities in The Big Apple, Gilt Groupe was in top list since it’s one of the most promising and innovative companies in the e-commerce space.

What made it suddenly more interesting was that at some point I realized that Riccardo, a great friend of mine, was working for them in Dublin.

The destiny was even more obvious to me when, while I was in NYC for a few days with my wife, Riccardo happened to be there too: we met and we talked about Gilt and how awesome the technical team was and how many cool technologies they were using.

I was so curious that the day after I met a few of his colleagues: I was sold.

I couldn’t believe how great was their technical level and how excited they were about the business. Who could have said that a company so into the fashion world would also have been one of the most technically awesome?

I suddenly had an epiphany: I wanted to be part of that world, I wanted to learn from them!

And that’s what happened, after one month of being part of Gilt I’m even more excited than the first day: I’m loving working with awesome people and amazing technologies, talking about code, business, revenues and how to make the experience of our customers awesome!

And that’s exactly what I’m going to talk about in my next post!

Vivere senza debito

In questo periodo si parla molto di debito pubblico e di default (l’incapacità di pagare i propri debiti). Il debito è un argomento che mi sta molto a cuore poiché nella mia ricerca verso la serenità, uno dei primi passi che ho compito è stato l’eliminare i debiti dalla mia vita.

Faccio prima un passo indietro, per capire il perché di questa scelta. Uno dei fattori fondamentali che influiscono sullo stato d’animo di un essere umano è la possibilità di scegliere. Dal macro-decisioni legate al proprio futuro a micro-decisioni legate a cosa mangiare o a come passare il proprio tempo libero. Più scelta viene percepita come più libertà, meno scelta viene percepita come schiavitù. Ed è la percezione di poter scegliere che conta, non l’effettiva possibilità di scelta. Magari per pigrizia o uniformità siamo portati a prendere quello che ci viene dato, ma il solo fatto di sapere che possiamo scegliere ci fa star bene.

Per esempio la depressione è spesso causata da una limitata consapevolezza di scelta che in alcuni casi porta al suicidio. La persona depressa si sente talmente oppressa dal mondo che la circonda che non vede altra scelta che la morte.

Cosa lega la possibilità di scegliere con il debito? Indebitarsi limita la propria possibilità di scelta. Quando ci indebitiamo (non solo monetariamente ma anche sentimentalmente) decidiamo di scambiare la possibilità di scelta futura con un beneficio immediato (spesso materiale).

Istituendo un mutuo con una banca ci impegniamo a dedicare una certa parte del nostro denaro (e quindi del nostro tempo) per una certa durata (solitamente decine di anni) per ripagare il nostro debito. Ci impegniamo a non decidere più su cosa fare di quella parte del nostro tempo. Stiamo scambiando un beneficio intrinseco a lungo termine (la possibilità di scelta) per un beneficio estrinseco a breve termine (la casa o la macchina o il cellulare).

Il risultato è ovviamente una mancanza di scelta che restringe la nostra visione del futuro che, con l’aumento del debito ci porta a sentire quella sensazione di costrizione, di ingabbiamento che molti descrivono col sentirsi come un criceto che corre nella ruota senza mai andare da nessuna parte.

Vi posso assicurare che non avere rate da pagare, non avere debiti da saldare da una sensazione di libertà incredibile. Non siete legati a nulla, avete il completo controllo sulla vostra vita e sarete in grado di vedere (e di cogliere) tutte le opportunità che vi passeranno davanti.

I debiti non danno né felicità né sicurezza, il controllo sulla propria vita e sul proprio futuro sì.

(picture above, some rights reserved by KayVee.INC)

Consapevolezza

Provare rabbia è normale, qualcuno direbbe che è addirittura naturale. Come se la rabbia fosse parte del nostro DNA ed arrabbiarsi fosse una delle nostre tante funzioni fisiologiche come respirare e mangiare. Ma non è così. La rabbia nasce ed è controllata dal nostro cervello. Solo che la maggior parte delle persone non sono consapevoli di arrabbiarsi perché focalizzano su qualcuno o qualcosa l’emozione che stanno provando.

Quando litighiamo con qualcuno stiamo male e poiché tendiamo a cercare fuori la causa della nostra sofferenza, imputiamo alla persona con cui stiamo litigando la colpa del nostro stato d’animo.

In realtà questa strategia è la peggiore che possiamo adottare. La maggior parte dei litigi nascono da incomprensioni e litigando rispondiamo ad un “attacco” che nella maggior parte dei casi non c’è stato. La persona con cui litighiamo si sentirà attaccata e risponderà di conseguenza.

Quello di cui le due persone non si rendono conto è che in ogni momento hanno il potere di fermare la discussione. Se avete mai assistito al litigio tra due persone vi sarete resi conto che il non esserne coinvolti ci permette di analizzare la situazione e renderci conto che litigare non è mai un attività positiva. Anche quando si fa pace, rimane del rimorso, il nostro cervello non si dimentica delle emozioni negative che abbiamo provato in quel momento, i collegamenti neurali che si sono creati rimangono e si riattiveranno la prossima volta che saranno eccitati, amplificando il litigio (avete presente quando qualcuno “scatta” per un non nulla?)

Come uscire da questo circolo vizioso? La risposta è consapevolezza. Essere consapevoli che si sta entrando in un litigio (anche se non è “colpa nostra”). Nel momento in cui ne siamo consapevoli possiamo fare un passo di lato, vedere la situazione da un altro punto di vista e chiedersi: questo litigio mi potrà rendere più felice? Mi farà stare meglio?

Se la risposta è negativa, smettiamo di litigare. E se l’altra persona non vuole smettere? Beh, a mali estremi estremi rimedi, qui vale tutto ciò che pensiamo possa far calmare l’altra persona. Secondo la mia esperienza le azioni che hanno più successo sono quelle che spiazzano la persona che abbiamo davanti. Le azioni che rompono il pattern di litigio. Per esempio un bel sorriso seguito da un caloroso abbraccio.

La prossima volta che litigate (o ancora meglio che state per litigare) con qualcuno e ve ne rendete conto, fate un bel sorriso e abbracciate la persona che vi sta davanti. Migliorerete non solo la vostra vita, ma anche quella delle persone che vi stanno attorno.

Photo credit to zen.